Sermig – Arsenale della Pace (TO) – 20-25/07/2015

È stata utile l’esperienza al Sermig?
per me?
e per i miei ragazzi?

Questa domanda ha trovato risposte differenti e contrastanti nel corso di questa settimana qui, a Torino, all’Arsenale della Pace; qui una volta si costruiva la morte, ora, si riavvicinano le persone alla vita.
Più passano i giorni, e più mi trovo nella posizione di dover prendere atto della forza di questa struttura, e del bene che fa.
Senza chiedere qualcosa in cambio.

Qui, persone senza un tetto possono trovare riparo, pasti caldi, abiti.
E i giovani come noi, che trascorrono una misera parte della loro vita qui, hanno la possibilità di contribuire a rendere l’accoglienza migliore.
Perchè tutti abbiamo diritto a una vita dignitosa.
Ma viviamo in un mondo egoista. E ciò mi disgusta.

Criticate i profughi e i clandestini, ma vi siete mai informati chi erano prima di diventare “profughi”?
“Aiutiamoli nel loro paese”, sentenzia qualche imbecille.
Siete mai stati in quei paesi voi?
Paesi depredati delle loro risorse, paesi in guerra, paesi assoggettati da tiranni e dittatori, paesi senza libertà di stampa e di parola, paesi dove i figli sono costretti ad arruolarsi nell’esercito per combattere guerre inutili, paesi dove la libertà non c’è.

“Per gli uomini, la libertà nella propria terra è l’apice delle proprie aspirazioni” diceva Nelson Mandela.

Io voglio la libertà in casa mia, non voglio dover scappare per cercare la libertà altrove, nel mondo.

Colette, dal Camerun.
Laureata, giornalista, sposata con un bambino. Un bel lavoro, una bella vita.

Scappata prima di essere arrestata in quanto nel suo paese si può dire solo quello che va bene a chi comanda.
Scappata attraverso quel deserto che ad ogni viaggio chiede il suo ‘tributo’ in vite umane.
Una bottiglietta d’acqua, qualche biscotto magari; per giorni e giorni di viaggio, stipati come sardine su furgoni.
Derubati di tutto dalla polizia, o dagli autisti stessi.
E poi il Mediterraneo, che va attraversato. Pregando.
E poi l’italia, che non li vuole.
E Colette piange. Ha perso la sua famiglia, il suo lavoro, la sua vita.
Era una giornalista, e ora non ha più nulla. Zero. Nemmeno delle mutande.

E voi dite “aiutiamoli nel loro paese”.

Mi fate schifo, e mi vergogno di essere italiano come voi.

Ma Colette continua, giunge a Torino, viene accolta dall’Arsenale, e inizia una nuova vita.
Già, una nuova vita. Fare le cameriera, o fare le pulizie in case di sconosciuti.
E prima era una giornalista.
Ma Colette è forte. Ora insegna inglese, e fa la mediatrice culturale.
E aiuta i rifugiati.

Ha rivisto suo figlio dopo 3 anni.
Da quando è dovuta scappare, non sa dove sia suo marito.

E voi li trattate come se fossero i cattivi. Quelli che ci rubano il lavoro. Quelli che delinquono.

Mi fate schifo.

Concludendo, sono felice di aver fatto questa esperienza, lo sono ancor di più per i miei ragazzi; vedere coi propri occhi e toccare con le proprie mani le vite degli altri vi ha fatto crescere un pò.
Avete pulito le stanze e i bagni che avrebbero accolto i senzatetto.
Avete smistato i vestiti che sarebbero stati donati ai bisognosi.
Avete liberato la vallata a Cumiana dai rami secchi (e mangiato le more!).
Avete zappato la terra e raccolto le patate all’Eremo.
Avete aiutato nei lavori in cucina.
Avete smistato oggetti e materiale vario che sarà donato a chi ne avrà bisogno.

Semplicemente, avete usato parte del vostro tempo per rendere migliore la vita di qualcuno altro.

Portate sempre con voi il ricordo di questa settimana.
Il ricordo della soddisfazione quando lavoravate “per gli altri”.
Il ricordo di quanti ragazzi, come voi, hanno dedicato una piccola parte della loro vita per aiutare qualcun altro.
Il ricordo della vita di Colette.

#sermigtorino #sermig2015 vedelago – catena – maserada

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