Tre cime di Lavaredo – 30-31/08/2014

Distanza: 27km
Tempo: 12ore

“Queste montagne suscitano nel cuore il senso dell’infinito, con il desiderio di sollevare la mente verso ciò che è sublime”
Giovanni Paolo II

 ma anche…

“Sono un po’ stanchino…”
Forrest Gump

 

Finalmente, siamo tornati su queste meravigliose montagne!
Ebbene si, dopo accurati (…) preparativi, io Michele e Nicola siamo pronti e carichi per questi due giorni di cammino, di libertà, di aria pulita, di risate…e di qualche birra, e qualche grappa, ovvio!

Sabato 30 agosto, ore 06.13 (13 minuti di ritardo a quest’ora son concessi suvvia) passo a prendere i due compagni di viaggio e si parte, alla volta di Sesto (bz), 160 km e saremo finalmente ai piedi delle Dolomiti.
Giunti a destinazione, siamo pronti a dare inizio alla nostra “passeggiata”, zaini pesantissimi in spalla (riempiti come se dovessimo affrontare l’Himalaya), scarponi ben allacciati, acqua a portata di mano e prudenza sempre.

20140830_093529_Richtone(HDR)Si parte dunque (da 1454 mt) e dopo poco meno di mezzora raggiungiamo il rifugio Fondo Valle, in val Fiscalina; siamo a quota 1548mt, e da qui in avanti inizierà la vera salita.
Prendiamo la strada che porta al rifugio Comici, e qui iniziano le prime sofferenze, mentre il cielo non promette nulla di buono..

prime faticheel brug

e la strada verso Mordor è ancora lunga, e ricca di insidie

verso Mordor

verso Mordor

ma dopo qualche sorso d’acqua, una mezza barretta energetica e un mini Mars, arriviamo finalmente alla prima tappa del nostro viaggio, il Rifugio Zsigmondy Comici, a mt 2224.
Qui ci riposiamo, si mangia un panino, e arriva finalmente l’ora di bere una freschissima Forst!

Decidiamo quindi di lasciar qui gli zaini e di proseguire “in leggerezza” verso il Rifugio G. Carducci, a mt. 2297, a poco più di un’ora di distanza; si cammina in quota, senza troppe difficoltà dunque, passando pure su un tratto di rocce ancora ricoperto dalla neve.
(Qui inizierà la saga de “i viaggi di Gulliver”, a fine articolo una piccola mostra fotografica.)
Raggiungiamo dunque quest’altro rifugio (dopo aver visto i tipi che si ponchavano) immerso nel silenzio di queste montagne, e ci rifocilliamo, sorseggiando un’ottima Forst e ascoltando un pò di musica “diversa” dal precedente rifugio; già, si passa dai tipici canti popolari tirolesi del Rifugio Comici, a canzoni decisamente più moderne (e un pò anarchiche) scelte dal rasta-gestore del rifugio, che ha organizzato per il week end un piccolo concerto proprio all’interno della struttura, che prevede il pienone per la nottata in arrivo.
Lasciamo dunque la pace e il calore qui trovato (e i canederli all’ortica che stavano preparando in cucina…) per tornare al Rifugio Comici a riprendere gli zaini (e qui saltiamo la pausa-Forst, meglio andarci piano visto che manca ancora più di un’ora all’ultima tappa), mangiare un panino e riprendere il cammino verso il Rifugio Pian di Cengia, a mt 2528.
La strada è davvero bellissima, si cammina immersi nel silenzio quasi irreale di questi luoghi, si respira un’atmosfera di pace e di calma, di quiete, nonostante la fatica del cammino, della salita e del pesante zaino sulle spalle.

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E poi, inizia a piovere. Dunque ci siamo ponchati e via, senza paura, senza che questo abbattesse il nostro temerario spirito di scalatori..

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…e un’ora più tardi, nascosto in questo paradiso…

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…giungiamo a quella che per oggi sarà l’ultima tappa del viaggio, il Rifugio Pian di Cengia.
Chiaramente festeggiamo l’arrivo con un’altra ottima Forst, e Nicola continua a ripetere “a ze pi bona, a ze tutta nantra roba qua! me tocca bearla pian perchè no vui finirla in pressa!”; ci presentiamo ai gestori del rifugio, che conoscono l’italiano ma, come il resto dei presenti, parlano tedesco, e ci sediamo al calduccio, stanchi ma felici di questa grande giornata di cammino, di fatica, ma anche di libertà, e di pace.

Dopo un’altra Forst arriva l’ora di cenare (e di bere un’altra Forst):
– tortelloni ai formaggi con crema di rucola (voto 9)
– goulash di cervo, polenta e marmellata di mirtilli (voto 8)
– buffet di verdure (sv)
– dolce (8)

e chiaramente, ci prendiamo poi 2 grappe per digerire il tutto! (voto 10+).

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L’abbiocco inizia però a farsi sentire, dunque dopo qualche mano di poker – scala 40, arriva l’ora di coricarci; i letti, ahimè, non sono cosi confortevoli come speravamo; la pulizia senza dubbio è ineccepibile, ma i materassi purtroppo hanno la consistenza del marmo, e tendono ad abbassarsi a livello della testa, col rischio dunque di risvegliarsi il giorno dopo con il 99% del sangue corporeo in testa (che avrebbe dunque assunto un piacevole colorito violaceo).
Punto la sveglia alle 06.45 (“la sveglia suonerà tra 8 ore e 45 minuti”..wow!!!), e alle ore 22.00 siamo già nel sacco a pelo!
Già perchè il silenzio in rifugio è previsto per quest’ora, anche se un tedesco si è attardato a canticchiare qualche canzone, ma se fosse stato alla Corrida avrebbe ricevuto più fischi e raganelle che applausi, questo è certo…!

Dormiamo, più o meno, e al mattino siamo abbastanza riposati da destarci senza problemi, abbondante colazione mix dolce salato (ma niente caffè, purtroppo..solo caffè americano, che del vero caffè ha solamente il colore), e yogurt per Nicola, ma rimpiangerà la scelta.

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Zaini in spalla, e partiamo, mentre i tedeschi stanno ancora banchettando.
Scendiamo per circa un’oretta in questa vallata incantata (cercando di non metterci in fila indiana…cioè non stiamo uno dietro all’altro in linea retta…sarà l’aria di montagna…sarà il cervo, o la polenta…o lo yogurt…)

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e poi inizia una bella quanto tosta salita che ci porta alle spalle, finalmente, delle maestose Tre Cime.

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Terminiamo di ammirare la maestosità di queste cime, che sembrano “nascere” direttamente dalla terra, innalzarsi verso il cielo e quasi oscurando con la loro presenza la bellezza di quanto le circonda, e ci avviamo verso il Rifugio Locatelli, mt 2450.

Dopo mezzora circa giungiamo a destinazione

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ma il tempo non promette niente di buono (nevicherà nella nottata) e ci fermiamo il tempo di scattare qualche foto e bere un’ultima Forst in quota, e ripartiamo alla volta della Val Fiscalina, verso l’auto dunque.

E qui…l’imprevisto…

Dopo circa 2km di discesa e qualche foto…

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pochi minuti dopo una breve sosta per mangiare qualcosa, Michele nella più classica delle esclamazioni ci rivela di aver smarrito la fotocamera: “sio canotto a digitale!!!”; già..la digitale con dentro un sacco di foto di quest’uscita più altre foto di famiglia…
Nicola si ferma con gli zaini, e noi due partiamo alla ricerca, convinti di averla lasciata pochi minuti prima nella zona dove abbiamo sostato qualche minuto; giungiamo li e niente da fare, non si trova. Riflettiamo, e ci ricordiamo che abbiamo incontrato solamente una coppia che saliva, dunque SICURAMENTE han preso loro la macchinetta.
Proseguiamo e dopo mezzora circa di corsa/camminata veloce raggiungiamo il Rifugio Locatelli, ma niente, dei due tizi niente da fare..sicuramente si son presi la digitale e han deciso di non fermarsi al rifugio, MALEDETTI.
Chiediamo un pò in giro ma niente di fare, dei due LADRI non c’è traccia.
Nel mentre, la gente ci guarda con faccia un pò stranita…già, in effetti noi siamo in maniche corte e pantaloncini corti, gli altri hanno almeno un pile, o un giubbotto, o un kway. E noi abbiamo caldo.
Sconsolati torniamo giù, corricchiando un pò perchè temiamo che Nicola abbia ormai finito il pacchetto di sigarette per ammazzare l’attesa, e dopo poco meno di 20 minuti siamo da lui.
N: trovata?
A: niente da fare
N: ….
M: …
N: dai mettetevi vicini che vi faccio una foto
A: ………..???
M: ………..???
A: noooooooooooo!!!!!!!!!!!!
M: (incredulo) nooooo…….
N: (con la digitale in mano) era in una tasca dello zaino….ahahahahah
A: ahahahahahahah
M: ……………………………

Risolto il mistero, riprendiamo il cammino verso valle, in poco meno di un’ora di discesa siamo al Rifugio e, dopo l’ultima birra, e un’altra mezzora di cammino, raggiungiamo l’auto.
Purtroppo ci attende un pò di traffico in zona Longarone, ma alle 18.00 circa siamo a casa.

Alla prossima estate dunque, per un’altra escursione!

E ora, una piccola galleria fotografica:

LE “TRE CIME DI LAVAREDO”

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I VIAGGI DI GULLIVER

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